Descrizione

Studiare la figura e l’opera di Pietro Saraceni (1828 – 1885) non è semplice. Sono d’ostacolo l’assoluta mancanza di notizie biografiche di qualche rilievo e la tacita “damnatio memoriae” che ne ha colpito le pur evidenti doti di scrittore e drammaturgo. Il Saraceni, immortalato da Scarfoglio nel suo Processo di Frine (e in seguito dalla celeberrima interpretazione che ne diede il De Sica all’interno del film di Blasetti Altri tempi, girato nel 1952), fu infatti autore drammatico di non scarsa vena, nonché prolifico scrittore di romanzi storici, apprezzato per le sue doti narrative e linguistiche anche dal Fanfani e dal Guerrazzi. Il presente studio, pur nei limiti che una ricerca del genere inevitabilmente si pone, cerca di porre in evidenza i pregi e i difetti del Saraceni letterato, proponendone una lettura sincronica non staccata da quelle che erano le polemiche intellettuali e i rilievi storiografici del suo tempo, ma sottolineando anche le motivazioni che ne causarono la parabola discendente. Ampi escerti ricavati dai suoi volumi corredano il testo.

Giorgio Pannunzio è dottore di ricerca in Lingua e Letteratura delle Regioni d’Italia. Ha pubblicato numerosi saggi sulla prosa dannunziana e sulla novellistica del movimento verista, interessandosi anche della poesia satirica del primo Ottocento e di taluni autori dell’illuminismo abruzzese. Nel campo delle letterature straniere, talune riflessioni “extravagantes” lo hanno condotto a studiare i paradigmi semantici di Master e di Nicholas Guillen. Ha scritto un testo monografico sul direttore del Convito Adolfo De Bosis (2011) e ha inoltre curato, tra le altre, l’edizione delle Massime di G. Mezzanotte (1997) e una silloge delle liriche di M. Bucceroni (2003). Di prossima uscita è una coppia di studi critici di letteratura siciliana sul De Roberto e su Giuseppe Cimbali. Vive a Lecce, dove insegna in un Liceo.

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