Intervista ad Achi, l’Autore di Operazione P.I.C. – Un mistero nelle isole Partenopee

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1) Da quanto tempo scrivi? Com’è nata la tua passione per la scrittura?

1) Difficile rispondere a questa domanda, la memoria di noi d’un’altra epoca ha difficoltà quando deve tornare a ricordi di secoli passati. Diciamo che scrivo da quando al liceo facevo l’inizio e la fine dei temi di alcuni amici, nel tempo che avanzava dopo aver finito il mio. Sinceramente non so  dire se la mia sia una passione, perché fa parte della lunga lista di cose per le quali una sorta di concatenazione di eventi e menti ha lavorato per impedirmi di esprimerle nella loro completezza. Ad ogni modo il volume di scritti è aumentato da quando un editore, moltissimi anni fa, disse che se volevo emergere dovevo scrivere su qualcosa o qualcuno di noto. Io l’ho fatto ma dopo è accaduto di tutto.

2) Quali sono le fonti di ispirazione per le tue storie? Ti rifai a quello che succede nella realtà, oppure è solo frutto della tua immaginazione?

2) Le storie che racconto, come anche i personaggi, sono il risultato di una miscela ponderata di finzione e realtà. Il costrutto narrativo è costantemente supportato da situazioni e fatti che nella realtà sono stati osservati realmente, qualcuno anche volutamente provocato. Questi fatti, situazioni, anche dialoghi, non sempre, anzi direi raramente, accadono ad un’unica persona e in un dato momento. Molto spesso sono situazioni reali avvenute in momenti diversi, a persone diverse, che nella storia possono fondersi per adattarsi alla narrazione o al personaggio. In tal senso ho scritto un articolo un poco più approfondito nel mio sito, su come nascono personaggi e situazione dei libri che scrivo.

3) C’è un lettore particolare cui pensi mentre scrivi?

3) Si, sicuramente. E’ quello che mi piace definire il lettore del terzo livello. Penso che i lettori si possano dividere in tre livelli. Quelli del primo sono i lettori che preferiscono leggere, analizzare e criticare uno scritto solo fermandosi alle parole, nella loro immediata superficialità, e al racconto nel suo mantello di fatterello narrato, spesso anche banale, come accade nelle parabole o nelle storie zen. Chi desidera andare oltre si immerge nel secondo livello, nel senso specifico che quella parola, quella frase, quell’azione, ha in quel dato momento e perché, poco avvezzi alla critica più propensi al dialogo costruttivo di conoscenza, dove il gusto comprende la diversità. Infine ci sono i lettori del terzo livello, quelli per i quali è davvero difficile scrivere. Comprendono il senso della semplicità legato alla fruibilità della scrittura superficiale, si spingono a comprendere il senso reale, specifico, di parole e frasi, e sanno spingersi nel profondo della comprensione, dove ogni livello si fonde in un’unica armonia, per aprire varchi a pensieri, sensazioni, a quella comprensione che di certo non ha il senso della necessaria condivisione. Il terzo livello di scrittura e di lettura è qualcosa che possiede un quid che forse è indefinibile, come lo sono i sentimenti, pur mantenendo la concretezza reale di ciò che lo conduce ad essere percepito. E’ pensare a questo tipo di lettori che ti può far sentire realmente inadeguato, non abbastanza capace, non certo l’abitudine abusata di paragonare tutti e tutto.

Per saperne di più sul romanzo di Achi:

Operazione P.I.C. Un mistero nelle isole Partenopee

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