Il genere intramontabile della fiaba

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“C’era una volta…” è una delle formule letterarie più famose che riportano immediatamente l’immaginazione al mondo delle fiabe.
Le fiabe esistono da tempi antichissimi e si sono tramandate oralmente di generazione in generazione. Il linguista e antropologo russo Vladimir Propp, che studiò in modo approfondito le fiabe, nei suoi saggi sostiene che risalgono addirittura all’epoca preistorica e che mantengono il ricordo dei riti di iniziazione, ormai non più presenti nelle società.

Le fiabe nel tempo

Le fiabe sono arrivate ai giorni nostri grazie all’opera di studiosi e scrittori che le hanno raccolte dalla tradizione popolare. Uno dei testi più importanti è il Pentamerone, conosciuto anche come Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, una raccolta di 50 fiabe popolari scritta negli anni ’30 del XVII secolo in napoletano, rielaborata e rivolta a un pubblico adulto.
Nel 1697, in Francia, viene pubblicata un’altra famosa raccolta tratta dalla tradizione orale europea, I racconti di mamma Oca di Charles Perrault. Perrault ha adattato le fiabe al pubblico di corte, narrandole con trame edulcorate e scrivendole con stile letterario e raffinato.
In seguito, questo interesse ha coinvolto, nell’Ottocento, i fratelli Grimm, che hanno raccolto fiabe della tradizione popolare tedesca nel famoso libro Fiabe del focolare.
Arrivando ai giorni nostri, un altro grande scrittore che si è cimentato nella riscrittura di fiabe, raccogliendo racconti dalle varie zone d’Italia, è stato Italo Calvino con le sue Fiabe italiane del 1956.

Gli elementi delle fiabe

Lo schema della trama

Secondo Propp, l’intreccio della trama delle fiabe segue uno schema ben preciso: inizia con una situazione di equilibrio che, in seguito all’accadimento di una complicazione, porta a una situazione di rottura. Segue una parte dove si susseguono eventi e azioni dove l’eroe affronta degli ostacoli e assolda una lotta contro il nemico. Nel finale, l’equilibrio viene poi ripristinato.

Le caratteristiche della fiaba

Per appartenere al genere letterario delle fiabe un racconto, oltre a essere una narrazione fantastica, deve avere determinati caratteristiche:

  • I luoghi devono essere sempre indefiniti, per questo non ci sono descrizioni particolareggiate, ma prevalgono espressioni come “In un luogo lontano…”
  • Il tempo e la durata degli accadimenti sono indeterminati. Le formule solitamente usate per indicare la temporalità sono, per esempio, “C’era una volta…”, “Molti anni dopo…”
  • I personaggi sono descritti in modo semplice, senza particolari e devono sempre comprendere l’eroe, che è il protagonista; l’antagonista; e il donatore-aiutante.
  • La rappresentazione del mondo deve essere divisa nettamente: bene e male, buoni e cattivi.
  • Sono presenti motivi ricorrenti che si ritrovano in diverse fiabe: la matrigna, il bosco, le sorelle invidiose ecc.
  • Hanno uno scopo anche didattico, perché presentano sempre una morale, anche se spesso è espressa in modo implicito
  • Il lieto fine è assicurato, per cui i buoni vincono sui cattivi, qualità come il coraggio e la saggezza sono ricompensate

Il linguaggio della fiaba

Il linguaggio della fiaba è semplice, ricco di espressioni popolari, dove compaiono formule, soprattutto all’inizio e alla fine, sempre uguali (“C’era una volta…”, “E vissero felici e contenti”).
Presenta numerosi dialoghi, perché permettevano, a chi le raccontava, di modulare la voce per tenere alta l’attenzione degli ascoltatori.

Caratteristico è anche l’uso di ripetizioni, filastrocche e formule magiche.

I verbi usati sono all’indicativo, in particolare viene usato il presente nei dialoghi, l’imperfetto nelle descrizioni e il passato remoto per raccontarne lo sviluppo.

Conclusione

Le fiabe, anche se non sempre sono state considerate vera e propria letteratura, con i loro contenuti, i loro simboli continuano a sopravvivere nel tempo e a rinnovarsi, modificandosi con l’evoluzione della società e continuando ad affascinare bambini e adulti.

 

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