Classificazione e curiosità dei caratteri tipografici

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Quando scriviamo un testo al computer abbiamo la possibilità di scegliere tra una svariata gamma di font, le famiglie di caratteri. Nei secoli, infatti, sono stati creati tantissimi tipi, ne esistono più di centomila. La scelta può dipendere sia dall’uso che ne dobbiamo fare – per esempio i caratteri con le grazie sono più leggibili sulla carta, mentre quelli senza grazie facilitano la lettura a schermo – sia dal gusto personale. A livello professionale di solito vengono scelti per la loro funzionalità. Ci sono aziende che addirittura scelgono un determinato font anche per le comunicazioni interne, case editrici che hanno fatto creare un nuovo tipo di carattere per i propri libri. Per esempio, l’editore Einaudi nel 1950 adottò il Garamond Simoncini appositamente creato dal disegnatore Simoncini.

 

Per fare chiarezza nella moltitudine di caratteri ci sono diverse modalità per classificarli. Di seguito troverete illustrata la classificazione basata sugli aspetti grafici.

Classificazione dei caratteri tipografici secondo gli aspetti grafici

Secondo questa classificazione, le famiglie di caratteri tipografici possono essere suddivise in:

  • Bastoni: non presentano grazie nelle parti terminali delle lettere e le aste sono regolari. Per esempio l’Helvetica, disegnato da Max Miedinger nel 1957. È usato molto per il web per la sua leggibilità a schermo. Nel 1984 venne inserito nei caratteri del Macintosh.
  • Egiziani: presentano grazie marcate e aste uniformi. Il Rockwell rilasciato dalla Monotype nel 1934 è stato usato per stampare alcune edizioni del “Guiness Word Records”.
  • Romani: si dividono in antichi e moderni. Gli antichi, influenzati dalle iscrizioni romane, presentano marcate grazie triangolari che si raccordano con una curva alle aste. Alcuni nomi sono il Baskerville e il Garamond. I moderni hanno grazie molto sottili e orizzontali. Un esempio è il carattere creato da Giambattista Bodoni nel 1978. Tutt’ora molto usato.
  • Gotici: hanno un disegno molto complesso. Si ispirano agli scritti religiosi medievali. Johannes Gutenberg usò la famiglia dei Textura per stampare la Bibbia.
  • Calligrafici: sono copie di scrittura manuale, come Champignon o Zapfino.
  • Fantasia: in questa categoria rientrano tutti quei caratteri che non sono classificabili.

Alcune curiosità sui caratteri tipografici

La storia delle font è interessante e ricca di aneddoti. Negli anni Sessanta, il capo di un’agenzia pubblicitaria di New York creò un nuovo segno che potesse comunicare la sensazione di stupore perché non amava la combinazione che si solito veniva usata del punto interrogativo insieme al punto esclamativo. Unendo così questi due punti creò un glifo chiamato Interrobang. Anche se il successo ebbe una breve durata, appena creato fu inserito nella tastiera dei computer dell’IBM e della Remington.

Durante la sua campagna elettorale Obama scelse di usare il Gotham come carattere. Tutti i suoi famosi slogan come “Change”; “Hope” e “yes we can” furono scritti con questa font. Il Gotham riusciva a comunicare solidità e durevolezza senza però spaventare gli elettori. Secondo il creatore, Tobias Free-Jones, questo carattere è «molto contemporaneo, ma anche classico e quasi severo». Oggi, negli Stati Uniti, è un simbolo di cambiamento ed è associato all’idea di vittoria e di successo.

Un’altra curiosità che ha fatto tanto parlare nel 2009, e non solo gli addetti ai lavori, è stato il cambiamento del carattere di IKEA. L’azienda svedese durante una riunione aziendale decise di passare dal Futura, carattere moderno usato fino a quel momento nel materiale a stampa e nei negozi, al Verdana perché veniva usato nel sito web. Per qualche mese questo cambiamento passò inosservato. Le persone iniziarono ad accorgersene quando vennero spediti i cataloghi cartacei. In più il Verdana risulta sgraziato nei corpi grandi e quindi inadeguato per essere usato in grandi dimensioni. Di questo cambiamento ne parlarono gruppi di discussione online, il «New York Times» e Wikipedia creò addirittura una pagina chiamata Verdanagate.

Conclusioni

Spesso le font si danno per scontate ma se ci pensiamo bene ci accorgiamo che fanno parte della nostra vita: cartelli stradali, scritte sulle T-shirt, locandine dei film, insegne dei negozi, confezioni di pasta… e la lista potrebbe continuare lunghissima…

 

Fonti:

Cristina Demaria e Riccardo Fedriga, Il paratesto, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2003.

Simon Garfield, Sei proprio il mio typo. La vita segreta dei caratteri tipografici, TEA, 2017.

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