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Origini, successo e crisi del fotoromanzo

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Il fotoromanzo è un’invenzione italiana e per decenni molte riviste di questo genere hanno tenuto compagnia a tantissime persone e riempito gli scaffali delle edicole.
Nato nel dopoguerra ha accompagnato la vita degli italiani per decenni, e anche se quasi scomparso, continua a vivere ancora grazie al ritorno di alcune testate e all’interesse che si è espresso con la proliferazione di studi, saggi e mostre di questo fenomeno.

riviste aperte sistemate una sopra l'altra

Origini del fotoromanzo

Si può far risalire la nascita di questa forma d’arte a tre riviste in particolare. «Grand Hotel» viene pubblicata per la prima volta nel 1946. I suoi padri creatori sono Alceo e Domenico Del Duca, titolari della casa editrice Universo. Il primo numero, di 16 pagine e del costo di 12 lire stampato in 100 mila copie viene esaurito in pochi giorni. Le sue sono storie a fumetti ma hanno uno stile particolare che ricorda le fotografie. Nel 1947, per la casa editrice Novissima, esce «Il mio sogno» (in seguito «Sogno»), il primo vero fotoromanzo, storie raccontate attraverso fotografie corredate da brevi diciture. Subito dopo anche Mondadori si tuffa in questa nuova avventura con la rivista «Bolero Film». È anche la prima pubblicazione che usa la parola “fotoromanzo”, appositamente creata per l’occasione.

Successo del fotoromanzo

Nel giro di 15 anni il fotoromanzo raggiunge un successo incredibile, con la proliferazione di numerose pubblicazioni e tirature altissime e un successo enorme riscontrato su un vasto pubblico di lettori, in particolare di lettrici. Il suo successo supera anche i confini, in particolare in Francia, in America Latina e nell’Africa mediterranea.
In questo ambiente vivace, agli inizi degli anni Sessanta, la Lancio, che fino a quel momento si era occupata di pubblicità, inizia a pubblicare fotoromanzi, segnando la storia di questo genere con riviste quali «Letizia», «Charme», «Marina» ecc. Caratteristica delle sue riviste, per non entrare in diretta concorrenza con le case editrici che si erano già affermate nella produzione dei fotoromanzi, è la scelta di non servirsi di personaggi famosi ma di preferire volti nuovi, non noti, dove le lettrici e i lettori possano identificarsi meglio nei personaggi da loro interpretati nelle storie. Inoltre raccontano, oltre alle storie d’amore, anche storie con elementi del genere giallo e invece di pubblicare storie a puntate si concentrano sulla pubblicazione di albi che contengono storie complete.

Crisi del fotoromanzo

Questo periodo d’oro dura fino alla forte crisi di fine anni Sessanta e anni Settanta. Questa fa sì che resistano nel mercato solo quelle testate che hanno saputo stare al passo con i tempi e quindi rinnovarsi.
Nel 1974 con l’avvento del colore il fotoromanzo ha di nuovo un momento di successo, fino alla seconda metà degli anni Ottanta. In quegli anni entrano in gioco le Tv private e a fare particolare concorrenza sono le telenovela, soprattutto quelle prodotte in Sud America. L’arrivo di nuove forme di intrattenimento popolare, seguite poi dall’avvento di Internet, hanno segnato in modo definitivo il futuro del fotoromanzo.

Conclusione

Il fotoromanzo è sempre stato considerato, in particolare dagli intellettuali, un prodotto di scarsa qualità. In realtà non ha solo conquistato e intrattenuto milioni di lettori ma ha contribuito alla modernizzazione dei costumi degli italiani e a combattere l’analfabetismo, soprattutto nel periodo di forte trasformazione vissuto dal nostro paese nel dopoguerra.

 

Fonti:

Aldo Dalla Vecchia, Trionfo d’amore. Breve storia del fotoromanzo, Graphe.it, 2021

 

 

 

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